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Monaco 2026: La Sicurezza che Non Si Discute

Monaco 2026: La Sicurezza che Non Si Discute

-mm- Capo Africa - Mahdioa 16.02.2026

Tra equilibri geopolitici, tempeste mediterranee e il silenzio sulle radici delle crisi

Mentre i leader mondiali varcano i cancelli della Kurhaus di Monaco per la 62ª Conferenza sulla Sicurezza, il Mediterraneo si asciuga dopo le piogge che ieri hanno allagato Tunisi e Palermo. Fuori dai saloni blindati, una domanda brucia: perché si discute di difendere i confini, ma non di prevenire le cause che li rendono necessari? La vera sicurezza — quella che protegge persone, non solo territori — resta il tema assente di questa edizione.

Monaco vs. Detroit: la sicurezza attiva del lavoro

Nel cuore della conferenza, si parla di "resilienza strategica". Ma a Detroit e Torino, la resilienza è fallita non per mancanza di armi, ma per mancanza di visione sociale. I sindacati UAW e FIOM scelsero di difendere posti di lavoro obsoleti invece di negoziare transizioni. A Monaco, invece, BMW applica da anni la "sicurezza attiva del lavoro": formazione continua prima della transizione, competenze aggiornate prima che il motore termico esca di scena. Non è filantropia: è ingegneria organizzativa. Come recita un principio consolidato nell'industria automobilistica: «La vulnerabilità si gestisce con la pianificazione, non con il soccorso tardivo». Questo principio — applicato a operai, anziani, migranti — è la sicurezza che Monaco dovrebbe discutere, ma non discute.

Migrazioni: due storie, un'unica lezione ignorata

Ieri alla conferenza, voci statunitensi hanno definito "incontrollate" le migrazioni europee. Nessuno ha ricordato che negli anni '50-'60, l'Europa ingegnerizzò migrazioni di massa verso Torino e Wolfsburg: quartieri operai, scuole serali, servizi sanitari. I sindacati furono architetti sociali. Oggi, di fronte alle migrazioni climatiche generate dalle stesse tempeste che ieri hanno colpito il Mediterraneo, si alzano muri invece di piani. Il paradosso è crudele: si critica l'immigrazione mentre si negano le politiche climatiche che ne sono causa. A Monaco, nessun panel ha collegato le piogge tunisine ai volti alle frontiere. La sicurezza attiva richiede di guardare nell'angolo cieco — anche quando è scomodo.

La Neue Klasse che manca: sociale, non solo tecnologica

BMW presenta la sua Neue Klasse con tre pilastri: Elettrico, Digitale, Circolare. Ma la politica necessita di una quarta dimensione: Umana.

  • Elettrico → Energia per agire prima che il clima spinga masse umane.

  • Digitale → Trasparenza sì, ma attenzione: il digitale nelle periferie abbandonate spesso diventa sorveglianza della povertà, non connessione alle opportunità.

  • Circolare → Riutilizzare non solo materiali, ma infrastrutture: capannoni di Mirafiori trasformati in hub formativi, ex stabilimenti di Detroit rigenerati in quartieri resilienti.

  • Umana → Proteggere le persone, non i processi. Formare, non solo assistere.

Conclusione: Il vero test di Monaco

La Conferenza sulla Sicurezza di Monaco 2026 lascerà traccia non per i comunicati stampa, ma per ciò che ha taciuto:
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Ha ignorato il legame tra clima e migrazioni — le piogge di ieri sono le crisi di domani.
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Ha dimenticato che la sicurezza inizia dal lavoro — Detroit insegna: senza transizione giusta, le città muoiono.
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Ha scambiato il controllo per la protezione — sorvegliare i confini non è sicurezza; costruire opportunità lo è.

Monaco non è solo una città bavarese. È uno specchio. Riflette una scelta: continuare a ingegnerizzare muri, oppure riprogettare il patto sociale con coraggio.
La vera Neue Klasse non si misura in kWh o in algoritmi. Si misura in dignità restituita a chi il cambiamento lo subisce — non lo decide.
E finché i leader discuteranno di bastone e carota senza guardare negli occhi chi paga il prezzo, nessun equilibrio 50:50 salverà l'Occidente.

Monaco, 16 febbraio 2026 — sotto un cielo sereno che nasconde le tempeste di ieri e di domani.

"A Monaco 2026 si parla di dazi e confini. Ma la vera Neue Klasse è sociale: proteggere le persone, non i processi. Perché una città senza visione diventa Detroit, e un'auto senza anima è solo lamiera." 

Marco Monguzzi
Già responsabile della comunicazione e immagine della Continental AG Italia